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Se vuoi assaggiare un vino di 2800 anni fa, devi provare il Cirò

vino cirò calabrese

Barolo del Sud, così Hugh Johnson, autore del libro “Atlante dei vini”, una vera e propria bibbia per i cultori del vino, definisce senza esitazione il Cirò.

La storia del vino Cirò ha inizio nell’VIII secolo a.C. quando alcuni coloni giunti dalla Grecia approdarono sul litorale di Punta Alice e fondarono Krimisa. La sua origine è legata alla leggenda di Filottete il quale, al ritorno da Troia, consacrò le frecce donategli da Eracle nel santuario di Apollo Aleo.

“Krimisa”è il nome che probabilmente deriva da quello di una colonia greca, Cremissa, dove sorgeva un importante tempio dedicato al dio del vino, Bacco. Si dice che il “Krimisa” (o Cremissa) fosse, nell’antichità, il “vino ufficiale” delle Olimpiadi. Dall’antichità ad oggi, il Vino Cirò ha sempre goduto fama di essere dotato di virtù terapeutiche. Infatti più di un medico garantiva che il Cirò è un “sicuro cordiale per chi vuole recuperare le forze dopo una lunga malattia” ed inoltre è “tonico opulento e maestoso per la vecchiaia umana che vuole coronarsi di verde ancora per anni”.

Vigneto della zona di Cirò
La storia del vino Ciro’, risale quindi ai primi sbarchi dei coloni greci sulle coste Calabresi, ove rimasero talmente impressionati della fertilità di questi vigneti che gli diedero il nome di “Enotria”, “terra dove si coltiva la vite alta da terra” e questo nome venne poi esteso in tutta Italia. I greci seppero dare un grande valore a questi vigneti dicendo che un appezzamento di terra coltivata a vite valeva per sei volte un campo di cereali, infatti alcuni tipi di vite presenti sul suolo Calabrese e in qualche zona dell’Italia si presume siano di origine greca, come ad esempio il gaglioppo, il mantonico ed il greco bianco. Le due località Calabresi, Crotone e Sibari situate lungo la costa jonica avevano una particolare importanza dopo aver dato origine alla produzione del “Krimisa” antenato dell’attuale Cirò, che diventò,  il “Krimisa”,  il vino ufficiale dell’ Olimpiade e probabilmente è stato il primo esempio di sponsor secondo l’attuale definizione. Lo stesso Milone di Crotone, vincitore di ben sei olimpiadi, pare fosse un grande estimatore di questo vino che per tradizione veniva offerto agli atleti che tornavano vincitori dalle gare olimpiche. La tradizione è stata riportata in auge alle Olimpiade di Città del Messico nel 1968 dove tutti gli atleti partecipanti hanno avuto la possibilità di gustare il Cirò come vino ufficiale, fra l’altro Cremissa era anche il nome della colonia greca, sede di un imponente tempio dedicato a Bacco, situata più o meno dove oggi sorge Cirò Marina.

colline cirò
Colline e vigneti di Cirò

Talmente tanta era all’epoca, l’importanza della produzione del vino Cirò, che sembra addirittura fossero stati costruiti degli “enodotti” con tubi  in terra cotta che partivano dalle colline di Sibari fino ad arrivare al porto dove il vino veniva direttamente imbarcato, per abbreviare così tutte le operazioni di trasporto. Oggi il vino Cirò viene esportato in tutto il mondo, conosciuto per le sue grandi qualità. In particolare il Cirò rosso, con una gradazione di 13,5 gradi al momento della vendita porta la qualifica di “Riserva”.

Invecchiamento del vino in botti di rovere
Invecchiamento del vino in botti di rovere – Tenuta Brigante

 

Su Cosafina puoi acquistare una selezione pregiatissima di vini Cirò DOC, provenienti da cantine che lavorano esclusivamente uve del territorio, abbiamo scelto cantine storiche con una tradizione e un’esperienza profonda, oggi assaggiare un sorso di questo vino significa assaporare l’essenza stessa del Mediterraneo.

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